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Che dire….Il week end non è stato certo noioso!!!

Statisticamente è ovvio che se uno percorre mille Km in Bosnia becca un sacco di pattuglie di poliziotti, e fin qui ci sta.
Ma la soddisfazione che nemmeno con Mastercard puoi avere è che su ben 3 tentati assalti alla diligenza (leggesi poliziotti bosniaci che cercavano di taglieggiarci) nessuno è andato in porto. Nonostante abbiamo viaggiato in incognito, con auto bosniaca semi-sgangherata (dopo torno sulla descrizione della Opel Corsa) mi hanno infatti fermata per: un controllo casuale, una lampadina fulminata, un eccesso di velocità (poca roba). I più insistenti sono stati i serbi dell’eccesso di velocità tanto che il pulotto aveva pure cominciato a scrivere lo pseudoverbale col quale mi chiedeva gentilmente una donazione alle sue tasche di 40marchi. Al  mio far finta di niente e alla mia convinzione di volere andare per forza a pagare in banca come da procedura, il poliziotto ha chiesto la resa. Poi siamo pure diventati amici, e non credeva a come parlavamo bene la loro lingua (ma sei italiana al 100% ???). I poliziotti della freccia bruciata (ce n’è una collezione sulla Opel di magagne) erano invece amichevoli e paternalisti, e non avevano voglia di far niente (forse erano di origine montenegrina….).

Ad ogni modo, le parti pacco del viaggio sono state: – la pioggia. – il guasto all’impianto di raffreddamento. – le strade segnate male sulle mappe.

La somma dei 3 fattori non è cosa da poco, per chi le mette bene insieme.

Test: vi trovate in un bosco in auto in un sentiero fangoso, là dove la cartografia riporta una strada normale, vi si surriscalda il motore e comincia a piovere. Cosa fate?

a) chiamate la Nato, l’Onu, l’Eufor e chiunque vi venga in mente che vi tiri fuori da lì, compreso l’esercito della salvezza e gli harekrishna

b) siete come Mc Giver, riparate il motore con un chewingum, pisciate nel radiatore e obbligate un orso che passava di lì a tenere un ombrello sulla vostra testa – dopo lo uccidete a mani nude lo scuoiate e lo mangiate. nel frattempo si scopre che non siete in un bosco ma in un’isola abitata da una popolazione ostile: gli Altri…

c) ripartite sgommando nel fango e buttando acqua nel cofano ogni tanto, e date retta a un consiglio del vostro meccanico che raccontava di quando una volta aveva fatto un viaggio dalla sicilia a milano con il riscaldamento acceso, per “abbassare” la temperatura nel motore in via di esplosione.

Ed è così che effettivamente andò: memore di aver già fatto fuori un motore di una punto in autostrada a seguito del malfunzionamento del termostato, appena mi sono accorta di aver fatto bingo nel termostato della Opel dopo l’attraversamento imprevisto di un bosco che in teoria non doveva essere lì, ci siamo fermati, e abbiamo versato i primi 2 litri (su 7 totali versati nell’intero viaggio) di acqua nel cofano. Insomma la Opel è completamente fiammata, carissimi, e non si sa per intercessione di quale santo non siamo finiti arrosto.
Per migliorare il rendimento del motore, ho dato retta al consiglio del mio meccanico, che tempo fa mi disse: Silvia, se ti troverai con un motore surriscaldato e senza impianto di raffreddamento, ricordati, versa acqua fredda e viaggia col riscaldamento acceso!
Insomma, abbiamo dato via all’operazione Vortice. In pratica abbiamo viaggiato negli ultimi 400 Km con il riscaldamento a palotta e i finestrini  abbassati, dando il via a un nuovo scombussolamento climatico sulla Terra.

Ad ogni modo, concludendo per oggi: il viaggio è andato bene, ho incontrato un po’ di amici che non vedevo da un po’ sparsi per la Bosnia orientale, ed è bello perchè è un po’ un ritrovarsi. Poi per alcuni di loro è un modo di uscire da una quotidianità magari di paese e quindi la tua visita è una cosa di cui parlare per un po’, un ricordo nuovo, un momento da aspettare  e da pregustare. Per questo, quando vado in visita nei villaggi, dalle mie donnine che mi preparano le sarme e mi regalano le papuce, sono sempre particolarmente brillante, per imprimere maggiormente il ricordo. So che mi vorrebbero bene anche se fossi stanca, incavolata e silenziosa, come solo io so essere, ma so che posso fare di più a volte e uscire dai miei momenti da nuvoletta nera, per regalare 5 sorrisi in più a chi a volte non sorride mai.

Ed ora, un po’ di foto galleria!

In attesa, forse, di ripartire…

Vahid si mette all’opera. Manco le luci funzionano…


Merima e Sedina


Una Smart che si crede chissà chi…

La mia “Fata” di Srebrenica. Dal balcone di casa

AndandoStando

Pubblicato: aprile 15, 2011 in Uncategorized
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Sono rientrata ieri in Italia, partendo da Bihac alle 10.20 e arrivando in Piazzale Corvetto alle 18.40, con un paio di soste pipìgasolio e un’attesa di venti minuti a un passaggio a livello inutile di Mestre… Quindi, come dire, si può fare!

Per chi pensa che Bihac Milano siano lontani, non è del tutto vero, si tratta di circa 700 Km di cui 560 circa di autostrada, e poi, hei, grazie a una deviazione temporanea si passa in mezzo al parco di Plitvice!

Per il resto, vorrei fare un paio di riflessioni, così da tranquilizzare chi pensa che io sia in Bosnia solo per divertirmi…

Intanto, il blog lo vivo come un momento di stacco e di racconto in cui il lavoro non è oggetto (sia per vincoli di segretezza – ho sempre amato questa formula nei contratti – sia perchè già lavoro 8 e forse + ore al giorno, mica mi metto a raccontare di  nuovo tutto da capo! per quello ho i miei desk e i miei report ufficiali no?) e poi è una modalità per raggiungere amici, amati, parenti e conoscenti in un colpo solo e di sicuro, se ho da tediare qualcuno con le mie ansie lavorative non lo faccio in questo modo.
Ma sopratutto dato il mio amore per il Balkano, non posso esimermi dal narrare fatti di colore.

Ad ogni modo, oggi poco colore e più pensiero.

Io, il mio desk maschio e la mia presidentessa, siamo rientrati stanchi morti da una “missione impossibile” che ci ha strizzati come limoni, ma grazie alla quale veramente possiamo dire che si sono messe le basi per un anno di lavoro non intenso, intensissimo..

A proposito di missioni, vorrei raccontare un po’ come funzionano, e cosa succede dall’altra parte mentre di qua si vive una vita “pseudo-normale”.
Nella mia esperienza di viaggi nelle diverse parti del mondo, per periodi brevi, la missione ha sempre significato essere proiettati a più o meno Km di distanza, dormendo in case altrui, senza mai disfare la valigia, dormendo nel sacco a pelo, appoggiando il necessaire dove capita nel bagno, mangiando sempre un po’ in giro perchè di fatto o non c’è tempo o non c’è voglia di pensare anche alla cucina, visitando pochissimo il posto nel quale si sta perchè di solito è tutto concentrato. E poi c’è quasi un bisogno di stare insieme tra colleghi/compagni di viaggio, perchè intanto di solito ti sei smazzato un sacco di Km e quindi vivere in un abitacolo per un tot di ore ti “avvicina” all’altro e poi perchè da una parte devi continuamente rifare il punto sugli episodi occorsi e confrontarti sui passi successivi.

E così è stato in questa missione. E’ vero, la differenza è che ho una casa che pian piano sento potrebbe essere una mia casa e un letto con le lenzuola che mi son portata da casa, ma ora sono in Italia, e lunedì riparto, quindi, allora potrò dire sono in Bosnia per lavorare un anno (anche se a ben vedere a Pasqua sono in Italia, e così anche maggio per votare etc).

Per il resto, in breve, il progetto è complesso ma è BELLO, si possono fare un sacco di cose e spero che ce la faremo tutti insieme, quando mi ci addentro maggiormente cercherò di spiegarvi meglio quel che facciamo. Oppure potete venire da soli a vedere, mi piacerebbe che Bihac diventasse un punto di passaggio nelle vostre storie e nei vostri viaggi per poter metter mano e piede in un lamponeto, in un eco-villaggio, in un orto scolastico…

La Bosnia invece povera lei, si trascina come un animale moribondo in una gabbia, la gente non lavora, la politica si mangia tutto e si fa comprare, arrivano gli interessi internazionali che comprano per poco tutto quel di buono c’è…

Qui basterebe soffiare sul fuoco per riaccendere le fiamme mai spente……

Va beh, ci vuole ottimismo e ci vuole la capacità di ridere e divertirsi, ecco cosa, e questo Blog sarà così. Una Balkanoteka, per gli amanti dell’ironia e della Jugo, con quella punta di tristezza e nostalgia necessaria a ricreare l’ambientazione di questo piccolo pezzo di mondo nel cuore d’Europa.

Da Milano, per oggi, è tutto.

Al prossimo post, da Bihac.

PS: Ieri purtroppo niente di speciale, un panino bufalino all’autogrill.

PS2: MC Donald’s sta per entrare in Bosnia…! Spero che le piccole cevabdzinice di Sarajevo resistano alla M dorata, perchè la vera verità è che i cevapi sono più buoni e costano meno. Resistenza Cevapica!

ed ecco i  viaggi della pallina rimbalzina:

*dove A è Milano e B è Bihac