Inshallah, Germany

Pubblicato: giugno 1, 2016 in Idomeni, Migranti, Western Balkan Route

Terza volta sulla Western Balkan Route. 7 giorni, 3554 Km da Milano a Policastro e dintorni, e tornare indietro. Centri e Hotspot visitati:
Croazia – Centro temporaneo di transito Slavonski brod. Chiuso e smantellato completamente.
Serbia – Belgrado. Centro richiedenti asilo di Krnjaca pienamente operativo accoglie persone che si fermano qualche giorno e ripartono poi illegalmente per l’Ungheria – Miksaliste sgomberato e abbattuto – Stazione dei bus punto di ritrovo per prendere informazioni e riprendere il viaggio verso l’Ungheria.
Macedonia – Gevgelija. luogo in cui sono intrappolate 140 persone in attesa di capire cosa sarà di loro.
Grecia – Campo informale di Idomeni: sgomberato e smantellato.
Campo informale Hotel Hara: accoglie circa 3000 persone, si trova al margine dell’autostrada, senza nessun presidio fisso, solo unità mobili. Le persone aumentano di giorno in giorno. Pochi bagni, no cucine, condizioni estremamente precarie.
Campo informale pompa di benzina Eko: sino a pochi mesi fa era un punto di passaggio in cui attendere che la frontiera macedone riaprisse a orari determinati il passaggio. Oggi è un campo ben organizzato rispetto a quanto visto mesi fa, che accoglie più di mille persone. Buona presenza di volontari e organizzazioni.
Campo governativo di Nea Kavala, seppure per entrare occorra un permesso, siamo passati da un passaggio sul retro nella recinzione. Campo sovraffollato specialmente dopo il ricollocamento dei profughi sgomberati da Idomeni. Non sono ammessi volontari. Si lamenta scarsità di cibo.

La prima volta, una tappa breve a novembre 2015, all’apertura del campo di Slavonski Brod. Un monitoraggio veloce, per capire la portata della situazione e poter constatare con sollievo che in qualche modo, nonostante migliaia di persone che transitavano ogni giorno per quella stazione nello scalo della raffineria INA, le associazione locali insieme al governo croato e alla croce rossa, riuscivano a gestire un’emergenza che in quelle terre non si vedeva dagli anni ’90, quando i profughi però erano loro.

Il secondo viaggio, a febbraio, con i colleghi e amici di Caritas ambrosiana e le tante Caritas locali, colpite dallo tsunami di richiedenti asilo, migranti, profughi -che comunque li si voglia chiamare sono e restano prima di tutto persone e non volti o numeri su un giornale.
Da quel viaggio ero tornata con più chilometri sulle spalle e una sensazione meno ottimista della prima volta. Era freddo, soffiava un vento balcanico, abbiamo visto centinaia di persone marciare con calzature inadatte verso l’Europa, con l’unico desiderio di lasciare in fretta quelle stazioni di transito che rallentavano il loro cammino. Riconoscenti, sì, per l’aiuto ricevuto lungo la rotta nei tanti hotspot. Dove una zuppa calda, dove del té, dove delle coperte e dei vestiti, ma con la fretta di andarsene, quasi a presagire che da lì a poco quelle frontiere miracolosamente aperte si sarebbero chiuse come una trappola, per chi non aveva lasciato in tempo il confine di uno Stato nel quale nessuno vuole restare.

Il terzo viaggio è stato una corsa contro il tempo, a due mesi dalla chiusura della rotta. Che a ben vedere, come racconta bene Caritas Serbia, non è chiusa, è solo più lenta, più pericolosa e più costosa di prima. Chi ha i soldi per andarsene dalla Grecia o dalla Macedonia, trova ancora un modo per andarsene, il passaggio verso nord costa circa 1500 euro. Per i bambini, un po’ meno. Il transito avviene ancora dal confine serbo-ungherese, nelle mani di trafficanti senza scrupoli. A proprio rischio e pericolo. Chi viene catturato e respinto, deve ricominciare da capo, avendo perso probabilmente gli ultimi risparmi rimasti.

Ma la meta principale che avevo in mente era Idomeni. La nuova Dachau d’Europa, un campo profughi fatto di tendoni e tendine, che dal 19 marzo ha visto accamparsi sotto la neve, il sole, la pioggia e il fango, tanto fango, circa 14.000 persone.

Idomeni era un così detto campo informale, cioè non in gestione al governo greco, al contrario dei campi in gestione militari che oggi ospitano in maniera inumana le quasi 50.000 persone bloccate in Grecia. Le organizzazioni prima tra tutte MSF hanno fatto il possibile in questi mesi per garantire gli standard minimi di dignità che si possano offrire a 14.000 anime intrappolate nel limbo, costituite in ampio numero da bambini, donne, e uomini senza niente, se non un documento comprovante la propria nazionalità, unica speranza che – in caso di riapertura delle frontiere o di registrazione per il ricollocamento in qualche agognata meta EU – resta a questa gente.

Lo sgombero del campo è stato improvviso, in capo a pochi giorni il governo greco ha comunicato (come altre volte in passato) che da 3 a 10 giorni la grande tendopoli sarebbe  stata evacuata, spostando le persone negli altri centri della Grecia, in particolare al Nord, nella regione di Salonicco.

Lunedì 23 è iniziata l’evacuazione. Soldati in tenuta antisommossa hanno circondato zona per zona il campo, costringendo le persone a lasciare tutto e salire in autobus, tanto avrebbero trovato tutto quello di cui avevano bisogno nelle nuove sistemazioni. Ci sono voluti 4 giorni per far evacuare i 10.000 rimasti a Idomeni, gli altri 4.000 avevano deciso di spostarsi volontariamente nei mesi precedenti. Alcune volte, per tornare indietro. Meglio vivere nel fango, senza acqua e in mezzo ai boschi piuttosto che nei centri dei militari, così hanno detto.

E così ciò che trovo io a 4 giorni dall’inizio dell’evacuazione è una Idomeni deserta e sgomberata, senza persone, dove si percepiva ancora la fretta e la confusione di lasciare il posto, con roba buttata ovunque, stampelle, pupazzi, vestiti, cibo appena cucinato rovesciato in giro. Quaderni dei corsi di lingua inglese e tedesca tenuti da chissà quale volontario, che raccolgo insieme al corano e che mi porto a casa.
Le prime frasi sul quaderno sono I feel pain. I’m hungry. Andando avanti a leggere il quaderno vengo a scoprire che chi ha scritto diligentemente queste poche frasi è un uomo di 3 anni più giovane di me, di Damasco, con una bimba e una moglie. How long have you been here? 50 days. What happened to you? I lost my money.

I più sfortunati sono stati quelli evacuati all’alba del primo giorno. Già a partire da martedì sera alcune persone, capendo la situazione, hanno preferito lasciare Idomeni e partire con le tende e i propri miseri bagagli per accamparsi in altrettanti campi informali, sempre nella zona di Policastro, al confine con la Macedonia.

La paura di rimanere bloccati ancora e chissà per quanto, è ciò che connota il clima generale che si respira tra le persone, che nei diversi posti che visitiamo non fanno altro che chiedere: quando aprono le frontiere? Non chiedono RIAPRONO, ma QUANDO. Ultima speranza rimasta, nonostante la Grecia non stia facendo nulla per offrire protezione internazionale, ma stia consegnando alle persone dei documenti in greco che altro non sono se non un ordine di deportazione sospeso della durata di 6 mesi esclusivamente per i cittadini siriani. Tutti gli altri, fondamentalmente, sono illegali e non avranno alcuna chance di fare richiesta di asilo. La protezione internazionale tanto agognata non si riesce a richiedere perchè nei campi governativi non esistono le strutture preposte e gli uffici a Salonicco sono sottodimensionati e comunque difficili da raggiungere. Altrimenti si potrebbe ricorrere a inoltrare richiesta solo a mezzo skype, in orari limitatissimi. Nessuno è mai riuscito in questi mesi a ottenere informazioni e portare avanti la propria pratica. E così una delle scuse dell’evacuazione di Idomeni è stata proprio quella di “garantire” la possibilità di fare la registrazione e la richiesta di asilo all’interno di campi meglio organizzati, in cui sarà possibile gestire meglio le domande. Tutte baggianate, in piena violazione della convenzione di Ginevra. Le persone non hanno ricevuto informazione, tantomeno in una lingua comprensibile e non hanno potuto presentare domanda di protezione, in quanto palesemente ostacolati dal governo e da una UNHCR che oltre che fare rapporti e dichiarazioni in cui prende le distanze da ciò che sta accadendo non sta facendo niente.

E dunque, quando riaprono le frontiere? Questa domanda me l’hanno fatta in inglese e in arabo, lingua che non parlo, ma che per uno strano destino fatto di empatia e di esperienze con altre persone in condizioni simili negli ultimi vent’anni, mi sono ritrovata a capire in questi pochi giorni passati tra la Grecia e il nulla. Arabic? No, non ti capisco, e ti rispondo in inglese e in italiano e anche in serbo. Non la parlo io la tua lingua, ma capisco quello che vuoi dirmi. Capisco che vuoi sapere quando andrai in Alemania, capisco che mi chiedi quando aprono le borders, capisco che Inshallah Germany è tutto quello che ti è rimasto. So che sei una donna da sola con tanti figli, senza maschi che ti proteggano da qualunque cosa ti possa capitare in questa giungla che si chiama Grecia. So che sei un padre disperato disposto a tutto per mettere in salvo l’unica cosa che ti è rimasta, i tuoi figli e che non sai più da che parte sbattere la testa, perchè ti hanno portato via tutto e la prima cosa che hai perso qua, in Europa da noi e con noi è la dignità.
Lo vedo nei tuoi occhi di bambina afghana che avrai sì e no 4 anni che ti stupisci a vedere che io e te quegli occhi li abbiamo dello stesso colore e mi chiami “sista sista”. Sì sono tua sorella in questo posto di merda, dove c’è solo rovina, tende attaccate una all’altra, vestiti che puzzano, cibo cotto sulle immondizie che bruciano, e sono contenta che non hai dimenticato come si fa a giocare, perchè l’unica cosa che posso fare io per te e con te adesso è farti vivere quello che ti meriti, cioè un’infanzia fatta di sorrisi e giochi e corse, sino a quando non mi riporti alla realtà urlando divertita “smuggler smuggler”. Ma come, non erano guardie e ladri? La tua realtà mi riporta in questo posto terribile, in cui il nemico da cui scappare è un trafficante e qualcuno ti ha insegnato a starne lontana.

L’unica cosa che posso fare io in questi giorni in Grecia è tornare ancora e ancora e ancora una volta al tuo accampamento in mezzo a una piazzola di un albergo e farti giocare con i palloncini, farti un braccialetto con le cannucce e provare a mettere te e i tuoi amici che non so da dove spuntano in fila, un po’ arrabbiandomi perchè fate un casino incredibile, un po’ giocando.
E ridendo coinvolgo le donne e i ragazzi più grandi per aiutarmi a distribuire quei 5000 palloncini che abbiamo comprato per voi in un supermercato macedone la sera prima.

Faccio quello che ho imparato a fare in Slovenia, vent’anni fa nei campi profughi, prima di imparare la lingua di altre persone in fuga. Gioco, faccio la buffona, ascolto una lingua che non conosco ma riesco sempre a metterci un intercalare che in qualche modo ho capito come vada usato, Mashallah, Inshallah, Bismillah, Shukran. 4 parole per raccontarci una vita.

Mi dispiace, non parlo arabo e le frontiere non riapriranno, ma non voglio dirtelo perchè lo sai già, tu e le persone con te. L’unica cosa che posso fare è portarvi un po’ dei catini e dei pupazzi che ho portato via da Idomeni abbandonata, prima che li buttassero via per sempre, spazzati via dalle ruspe. Li lavo a casa di Susanna che è lì da mesi con MSF e che vi conosceva, a voi anime di Idomeni, e ancora oggi non si dà pace, perchè non sa dove siete andati a finire.

Il mio viaggio finisce in un hotel abbandonato, l’ennesima struttura che è stata occupata da un gruppo di rifugiati che da Idomeni si è spostata senza andare in un campo.

Tutto comincia con una partita di pallone, con 4 bambinetti mezzi scalzi, esaltati dal giocare con una persona adulta, straniera e pure femmina a quel gran gioco che è il pallone. Non parlo arabo, nanetti, ma stai attento a quando tiro di sinistro. E così, non posso non pensare al film “Mediterraneo” e a un certo punto mi invitano a salire dove ci sono le tende. Lì faccio la conoscenza con il resto delle famiglie che hanno occupato un piano della palazzina, montando le tende all’interno. Sono donne, con bambini e ragazzini, tutte senza marito (chi morto, chi disperso). La sorpresa me la fa il mio nuovo amico, che ho soprannominato visti i meriti calcistici Messi, dicendomi: cat, cat! E vedo, in una delle tende, mamma gatta con 3 gattini di 15 giorni, nati a Idomeni. Scappata anche lei, all’interno di una gabbietta, che ancora oggi si portano dietro. In salvo dalla Siria, ha ben pensato di viaggiare incinta come hanno fatto le persone, per dar luce ai suoi piccoli in questa miserabile Europa.

Questa storia finisce davanti a un fornello a gas, bevendo un caffè istantaneo. Prima di offrircelo, le donne hanno dovuto parlottare per un bel po’, non so se si vergognavano perchè eravamo seduti per terra a bere una brodaglia in un bicchiere di plastica, o se semplicemente non volevano un’invasione di spazio così forte, ma alla fine siamo rimasti a bere caffè tutti intorno al fornelletto, grandi e piccoli, parlando uno strano arabo inglese, facendo battute, abbracciando i bambinetti e immaginandoci un futuro migliore in Europa, Inshallah.

C’è stato un momento in cui, con quella che ho riconosciuto essere una giovane donna straordinaria e della quale ahimé non ho imparato il nome, eravamo quasi arrivate a fare la pazzia di “trafugare” il suo figlio più piccolo in Italia. E’ stato un attimo, una battuta. Ma ci siamo guardate e per un attimo era reale.

P_20160525_154801 P_20160527_102610 P_20160527_103502 P_20160527_103704 P_20160527_104608 P_20160527_112544 P_20160527_113330 P_20160527_153237 P_20160527_163910 P_20160527_181555 P_20160527_182619 P_20160527_183742 P_20160527_185339 P_20160527_185753 P_20160527_224948 P_20160528_121840 P_20160528_124917 P_20160528_125055 P_20160528_125124 P_20160528_125542 P_20160528_125916 P_20160528_130027 P_20160528_130202 P_20160528_130351 P_20160528_130833 P_20160528_131340 P_20160528_132042 P_20160528_132211 P_20160528_132425 P_20160528_133008 P_20160528_133043 P_20160528_133102 P_20160528_133346 P_20160528_133443 P_20160528_133547 P_20160528_133712 P_20160528_133917 P_20160528_134302 P_20160528_134622 P_20160528_134829 P_20160528_185228 P_20160528_190619 P_20160529_112744 P_20160529_122702 P_20160529_122723_BF P_20160529_124118 P_20160529_132658 P_20160529_133703

 

Annunci
commenti
  1. Lina ha detto:

    Meraviglia !!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...