in piazza

Pubblicato: febbraio 7, 2014 in Uncategorized
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Dopo le manifestazioni dello scorso anno (in primis la bebolucija) la Bosnia si risveglia in piazza. A Tuzla il 5 febbraio una manifestazione di cittadini esasperati manifesta chiedendo le dimissioni del governo cantonale.

Sono studenti, pensionati, disoccupati, operai prossimi al licenziamento. Le fabbriche chiudono, gli anziani non ricevono le pensioni (che comunque sono indecenti: la minima è di 60 euro), gli studenti non vedono prospettive nel loro paese.
6000 persone in piazza che si sono organizzate attraverso il gruppo Facebook 50000 persone per un futuro migliore e il coordinamento dei sindacati (era ora!).

Ma la casta al potere è sempre lì, i politici di questo Stato disgraziato voluto tripartito dopo la guerra civile degli anni ’90. Nato di corsa a Dayton, con una costituzione che grida vendetta. Governo centrale, Federazione e Repubblica, Cantoni, Comuni… le uniche prospettive di impiego sono lì, sulle poltrone, a portare borse, a leccare culi.

Sei del partito (non importa quale, tanto prima uno, poi l’altro salgono al potere, e i soldi si dividono uguali) hai un lavoro. Non sei del partito? Vai a fare il cameriere in nero, oppure vai in Germania a spaccarti la schiena, oppure resta lì, a fumare e bestemmiare. Jebem ti kruh.

Direttori scolastici che cambiano durante il corso dell’anno perchè ci sono state le elezioni, ministri e funzionari che si scambiano di posto come se fosse il gioco della sedia. Oggi sei in Comune, domani ti ritrovo a servire al bar….

E così, mentre l’Europa tra un report e l’altro non fa altro che segnalare i passi indietro che la Bosnia sta facendo per entrare in Unione, la gente forse – finalmente – speriamo – si è stancata.

E’ l’augurio migliore che mi viene da fare a questo Paese. Ribellarsi. Dire basta al sistema politico attuale, dire basta alle discriminazioni, al nazionalismo, alla sofferenza e alla povertà, non solo economica, ma anche culturale.

E’ vero che un po’ scherzando, un po’ seriamente, si dice: “šuti i trpi” (zitto e soffri) e lo cantano anche i Dubioza Kolektiv un gruppo arrabbiato, che trova le parole giuste per le proteste, ma penso che qui si sia sofferto abbastanza.

Il problema di queste manifestazioni è che iniziano, divampano ma spesso finiscono in niente. Manca un leader, manca un’idea finale da perseguire, ma sopratutto manca il coraggio. Il coraggio di prendersi la responsabilità. Qualcuno che ci metta la faccia ed emerga dalla folla, buona a lagnarsi, ma incapace di fare altro. La paura, quello è, che tiene ancorata questa gente un po’ contadina, alla schiavitù di politici che approfittano di questa condizione.

Quante volte ho visto in questi anni ragazzi, ragazze, condizionati da quello che gli altri avrebbero detto di loro e quindi fermi, terrorizzati, nascosti nel mucchio.

Ecco, cosa. Ecco la Bosnia non è la terra dell’odio come scriveva Andric. E’ la terra della paura e della frustrazione. L’odio è generato dalla rabbia generata dalla frustrazione.

Tornando alla cronaca: a Tuzla (la città più “democratica” della Bosnia) l’altro ieri la polizia e i gruppi speciali in assetto antisommossa hanno caricato la folla. Barricate, gomme bruciate, lacrimogeni, manganelli. Guerriglia urbana. Se da una parte c’erano dei manifestanti che hanno pestato i poliziotti, i poliziotti hanno picchiato e arrestato anche gente pacifica. 27 arresti, multe da 300 marchi, un centinaio di feriti.
La manifestazione è poi andata degenerando perchè la folla ha incendiato una parte del palazzo della TV, dato fuoco a pneumatici e cassonetti, spaccato vetri.

Oggi alle 12 sono previste nuove manifestazioni, anche in altre città, come Sarajevo, Mostar, Bihac, Zenica, Kakanj. I governi invitano al dialogo e alla calma, i sindacalisti hanno paura che le violenze aumentino.
In questo clima agitato, resta sempre un po’ a guardare la RS, come se questo fosse un problema che non li riguarda anche se a Banja Luka sono scesi in piazza in qualche centinaio.

Chissà se sarà il solito incendio, facile a domarsi, o se porterà a quelle modifiche che questo Paese deve fare, per uscire da una situazione di stagnazione e corruzione dilagante da vent’anni, ormai.

Ed è vero che è il popolo stesso che ha in tutti questi anni continuato a votare i suoi governanti – tacendo e soffrendo – ma dopo vent’anni di fumo negli occhi, una situazione insostenibile sta facendo saltare i nervi anche a quelli che sino all’ultimo speravano, votando il cugino dell’amico del compagno, di poter portare a casa qualcosa…

Sostengo la Bosnia in questo momento, sperando in una vera primavera balcanica, ma realisticamente non credo che sia ancora pronta al grande passo che la aspetta, una rivoluzione culturale dopo anni di buio e regimi. Vorrei sbagliarmi.

Le immagini della protesta del 6 febbraio a Tuzla: http://www.6yka.com/novost/50782/tuzla-drugi-dan-haos-na-ulicama-suzavac-premlacivanje-barikade-blokade-foto-i-video

e un manifestante di bihac che spiega chiaramente il concetto del nepotismo in bosnia: “chiedit, perchè non fanno mai sesso tra loro nelle aziende statali? ma perchè sono tutti parenti della stessa famiglia! Comune, Governo, Cantone!”
http://www.avaz.ba/galerije/video/biscanski-demonstrant-zasto-nema-seksa-u-drzavnim-firmama

tuzla protest 1ed

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commenti
  1. Olga ha detto:

    Tienici aggiornati … il tuo sguardo diretto e pieno di amore per questa terra è l’unico che può raccontarci le cose come stanno!
    Grazie di cuore

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