Arriva l’inverno, aumenta la passione!

Pubblicato: ottobre 23, 2011 in Uncategorized
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Se dovessi descrivere com’è la Bosnia in questa stagione, direi semplicemente: c’è odore di legna.

I più organizzati e con i soldi, hanno cominciato a comprare la legna già prima dell’estate, di modo da poterla spaccare e accantonare senza fretta, un ciocco alla volta. Altri invece si sono mossi nei mesi successivi, alla ricerca del prezzo migliore.
Non era raro negli ultimi mesi svegliarsi la mattina attorno alle 7 con i taglialegna già all’opera. Anzi, i segalegna, perchè di solito la legna arriva davanti alle case ancora sottoforma di tronco, e questo è il primo passaggio della filiera, quindi arrivano uno o due uomini con una macchina sgangherata  (di solito una golf arrugginita) che traina un carretto sul quale è appoggiata la temibile sema circolare da banco. Uno passa i tronchi all’altro che li sega per la lunghezza, e poi con l’accetta vengono fatti i ceppi che serviranno poi per le stufe .
Questo rumore ZZZZZ seguito da TOC TOC TOC fa capire che il temuto inverno balcanico bussa già alle porte. E queste pesanti stufe in ghisa saranno ciò che c’è di più accudito in casa durante l’inverno.
Svegliarsi, accendere il fuoco (le donne più esperte riescono a custodire la brace per tutta la notte per cui la mattina non bisogna indaffararsi troppo tra esche e diavolina), alimentarlo, cucinarci sopra, e pulire ovviamente dalla cenere in continuo per non far soffocare. Ecco, così passano le giornate invernali, stando dietro al fuoco. Un ricordo di tempi antichi, qualcosa di atavico, di primitivo, che sta in ognuno di noi. Il calore, la fiamma, la protezione.
E questo odore di legna che brucia, anche nelle città.
Questo odore uguale in tutta la Bosnia e in tutti i Balcani. In alcune parti è la legna, altrove il carbone, ma ovunque da adesso e sino ai prossimi lunghi e bui mesi, sarà ciò che rende uguale questo luogo, nonostante i confini che lo spezzettano. Il vento però, non ha bisogno del passaporto.

E la neve, di fatto, ha imbiancato Bihac già questa settimana, tre giorni fa. Siamo andati a letto una sera e ha cominciato a scendere densa e fitta, anche se il mattino dopo, già aveva smesso.
Adesso, ci aspettiamo quello che i vecchi amano presagire come uno degli inverni più lunghi e più freddi da 30 anni ad oggi.

E mi viene in mente la canzone dei CSI che riprendono un testo di Nedzad Maksumic, da toglierti il fiato da quanto è angosciante, nel testo e nella musica. http://www.youtube.com/watch?v=wKDN5MsQ_LM

Sommo anche questo ricordo, delle profezie dei vecchi ai tanti piccoli segnali che colgo, chiacchierando con la gente e leggendo le notizie.

Ci sono scontri alle partite di calcio, e non posso non pensare alla partita del 1991 Dinamo Zagabria – Stella Rossa Belgrado.

C’è crisi economica e non posso non pensare al dinaro che scivolava nell’abisso.

Non c’è un governo, in Bosnia, da un anno. E non posso non pensare all’instabilità politica.

La gente non ha lavoro, ma sopratutto, è quasi come se non avesse speranza in un miglioramento.

Come diceva una donna pochi giorni fa, parlando in generale della situazione e praticamente senza che nemmeno la conoscessimo, “ne mirise dobro”. Noi diremmo che c’è puzza di bruciato, che qualcosa sta per accadere.

Se le guerre nei balcani cominciano a primavera, come titola un bellissimo libro di Melita Richter, allora vedremo come festeggiare i vent’anni da allora, ora che la generazione che ha subito il conflitto di allora ha messo su abbastanza muscoli per tenere in mano un fucile e ha un pensiero fisso da vendicare e un futuro senza futuro davanti.

….Ma intanto che l’inverno copre tutto speriamo con una neve spessa e densa, occorre passare il tempo.

Bihac non offre molte alternative, ma io e il mio collega siamo diventati dei fanatici di ogni sport, in particolare della pallamano. I ragazzi del Bihac hanno una divisa rossonera e un portiere giallo e nero, e sono seguitissimi dalla gente del posto. Il palazzetto è freddo e scomodo, ma ci divertiamo un sacco, pur non capendo la maggior parte delle regole di questo sport.
Ogni tanto abbiamo seguito lo Jedinstvo che è la squadra di calcio di Bihac, che si difende nel suo campionato minore.

Per il resto, abbiamo esplorato le viscere della montagna, nella base sotteranea di Zeljava, di cui avevo già parlato un po’ di mesi fa. Per questo, però, c’è bisogno di un post con le foto che scriverò presto.

E  adesso, che è domenica sera e che fa freddo, è pronta la polenta e il pollo alla cacciatora.

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commenti
  1. Anna ha detto:

    “Nessun profumo vale l’odore di quel fuoco.”.

    Ho visto Roberta lunedì, era tornata da poco da un giro bosniaco insieme a Zanotti e ad altri eroi.
    L’ho invidiata nei suoi racconti, come invidio i tuoi.
    Sono contenta di ciò che sto facendo qui, ma ho molta voglia di stare in giro un po’, per perdersi e ritrovarsi nel buio altrui.
    Dipingi un autunno solitario e faticoso per un Paese che mi addolora sentire cosi’ triste.
    Non ti immagino giocare a pallamano, ma se lo scrivi tu… mi fido!

    Ti bacio, buon pollo alla cacciatora anche se io l’ultima volta, la polenta l’ho mangiata con lo yogourt.

    Anna

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