cronache di un permesso di soggiorno

Pubblicato: giugno 16, 2011 in Uncategorized
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non è facile capire realmente cosa significhi per un immigrato, fare le trafile per  ottenere l’agognato pezzo di carta, a meno che non si lavori in uno sportello immigrati o non si debba dare una mano ad amici per ottenere il benedetto visto o perchè non ci si trovi nella stessa situazione.

beh, tant’è, per poter risiedere e lavorare in bosnia per un anno, io devo avere il permesso di soggiorno.

e fin qui che male c’è, si va all’ufficio stranieri (una stanzetta claustrofobica e piena di carte con una moquette beige/marrone di altri tempi) ci si informa, si fa un primo permesso temporaneo (bjeli karton, cartone bianco) che ha valore al massimo per 90 giorni e poi si fa tutto ciò che serve per l’ottenimento del visto.

e cioè:

certificato che garantisce la copertura economica, facile, banca unicredit sulla quale girano i soldi del progetto e via.

assicurazione sanitaria, per un anno, che copre le spese mediche, 70 euro per una donna tra i 31 e i 40 anni. ok.

fotocopia del titolo di studio, con relativa traduzione giurata…ok ripesco tra gli archivi e trovo il mio diploma ok.

certificato giudiziario carichi pendenti, qui più complicato si può prenotare online al tribunale di milano, prendere numero, pagare marca da bollo, ritirare il certificato. e ovviamente traduzione giurata. ok ce l’ho.

poi ci vuole la fototessera. ok.

poi ci vuole la tassa di 100 marchi. ok

poi ci vuole il contratto. qui è un po’ più complesso perchè io al momento ho un contratto a progetto che dura meno di 90 giorni e quindi non vale per il permesso, ma nel frattempo dovrei registrare quello annuale, ma finchè non è registrato non va bene, ahia. quindi su questo devo dire la verità, provo cmq ad ottenere il permesso col contratto non registrato e poi vediamo che succede, altrimenti tra un mese devo lasciare la bosnia e poi rientrare ed è un casino. ah ovviamente tradotto e asseverato.

poi devo avere il contratto del luogo in cui vivo, ok ce l’ho fatto dal notaio.

e infine, se non ho dimenticato altro, oltre alle varie carte relative alla registrazione in bosnia dell’ong per la quale lavoro con tanto di timbri etc c’è l’ultima cosa, cioè le analisi mediche.

analisi del sangue e delle urine.

perchè? mi chiedo. perchè devo fare le analisi del sangue al fine di ottenere un permesso di soggiorno? non è lievemente invasivo come tipo di esame? e se ho qualche malattia non mi danno il permesso? o è solo una questione statistica?

ad ogni modo, visto che va fatto e costa pure 60 marchi, mi reco alla clinica convenzionata che si chiama medica. da fuori è super moderna, peccato che dentro sia una casa, in cui in cucina ti fanno prelievo e analisi del sangue, in maniera molto casareccia. e poi per la pipì ti danno un bicchiere (della sopracitata cucina!) e vai in bagno e la fai lì e poi vai in corridoio con il tuo bel bicchiere di pipì e glielo riporti in cucina. a me veniva un po’ da ridere, quando ho incontrato in corridoio una ragazza che doveva fare le analisi col suo bicchiere vuoto e io col mio bicchiere pieno, le volevo quasi dire: salute!

ad ogni modo,  non so bene cosa abbiano trovato, ma pare che io sia sana e di robusta costituzione e adatta  a lavorare in bosnia.

mi ricorda la visita medica che ho fatto alla ASL di milano per avere un certificato di idoneità medica per lavorare in ogni condizione climatica, che richiedono al mae per poter registrare i contratti dei cooperanti.

l’esame del tutto sommario all’interno di un ufficio e non di uno studio medico, è stato: come ti chiami – quanti anni hai – ma questo certificato per cosa serve – per che lavoro – ma dove è la bosnia  – e com’è il tempo – ma ci sono malattie strane lì –  tu hai mai avuto malattie o subito operazioni – sì ho l’otosclerosi – cos’è l’otosclerosi – dottoressa è una malattia degenerativa a danno dell’orecchio interno – …… – in pratica sono sorda –  ah! ma questa cosa ti crea problemi alla guida – no dottoressa che problemi mi potrebbe dare… – beh, brava, complimenti per questa scelta eh! – grazie dottoressa.

beh insomma cmq anche quel certificato ce l’ho, ma mi chiedo a cosa serve, e mi chiedo perchè se io dichiaro che sto bene un medico di una ASL deve credermi…se mi chiedi se sto bene ti rispondo che sto bene, ma magari sono una pazza schizofrenica che ha imparato a mentire bene no?

viva la burocrazia. di ogni paese.

per finire, quadretto nel comune di bihac, là dove dovevo mettere un’autentica sulla fotocopia del passaporto (= 1 ora di coda): una donna anziana, molto vissuta, vestita in maniera dignitosa, ma evidentemente proveniente dalla campagna, doveva ritirare dei documenti e doveva mettere una firma sul registro del ritiro, ma non sapendo scrivere, ha dovuto tamponarsi l’indice con l’inchiostro e lasciare la propria impronta digitale. non so bene, perchè, ma questa scena mi ha stretto il cuore. c’era dignità e rassegnazione  e per fortuna molta cortesia da parte dell’impiegata e di chi era in fila a osservare la scena.

ma vedere uscire questa donna che nella vita non avrà fatto altro che figli e curato le bestie e i campi, con il suo indice dipinto di blu, di quest’inchiostro che poi è una casino toglierlo, beh, mi ha fatto una tristezza infinita.

ad ogni modo, se tutto va bene, tra un mese avrò il mio permesso di soggiorno! evviva!

PS nella foto che avrò sul visto sembro una drogata, va beh.

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