come se non fosse lui. riflessioni sulla cattura di mladic.

Pubblicato: maggio 29, 2011 in Uncategorized
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la notizia ci ha colti di sorpresa, in ufficio, a bihac.

una comunicazione via skype, e poi nel giro di pochi minuti, sms, telefonate, chat. hanno arrestato mladic?

in attesa della conferenza delle 13 di tadic e poi, l’esultanza, un applauso.

italiani e bosniaci della krajina, in colllegamenti con altri amici italiani e di tutta la bosnia. è lui!

hanno arrestato ratko mladic, il porco, il boia di srebrenica.

fatima, hai sentito? sì me l’ha detto mio figlio da tuzla, ma è vero? sì fatima, è vero. è lui. hvala Bogu. grazie a Dio.

e tutto è stato euforizzante, eccitante, e ci ha fatto sperare e tirare un sospiro di sollievo.

gioia, speranza, giustizia e lacrime.

fino alla mattina dopo.

sì perchè poi ci sono state le foto, e quell’omino smagrito con lo sguardo sperduto non è il mladic che ricordiamo. il porco. con l’occhio di ghiaccio.

non era come quel pazzo di karadzic, col ciuffo e col codino in testa, che faceva il santone, nel bel mezzo di belgrado. nascosto dalla barba folta non si vedeva che il tempo lo aveva colpito abbiamo dovuto aspettare il processo per vederlo sbarbato e simile al Sè stesso che conoscevamo.

questo mladic qui ha un cappellino americano, abiti civili, non è con la divisa e il cappello dell’esercito, e non è più grasso,  è vecchio e spiritato. pare che non abbia nemmeno opposto resistenza e ora vaneggi. ma chi è questo mladic qua?

dov’è quel soldato senza anima che entrava a srebrenica e annunciava la liberazione dopo la caduta a kosovo polje dell’esercito serbo sotto i turchi. quel soldato che teneva diari e annotava i suoi piani per la pulizia etnica. quel soldato che vide la figlia sucida, vittima della vergogna di avere un padre così. quel soldato che vide uccidere suo padre durante la seconda guerra mondiale. quel soldato che a srebrenica dava cioccolato e accarezzava la testa ai bambini promettendo che nulla sarebbe accaduto. dov’è?

cosa rimane  del soldato cattivo e folle?  solo la follia. e la sensazione non definita che sono passati 16 anni dalla fine della guerra e che le battaglie fatte per la gustizia, i processi, i rientri, il tentativo di costruire una storia e un futuro, tutto ciò che in fondo sembrava cristallizzato e rimasto sospeso come se in fondo fossimo ancora nel 1995, beh, tutto a un tratto, è apparso lontano, remoto. è giusto combattere e ancora combattiamo, ma il ricordo di chi non c’è più è sbiadito, c’è polvere sulle fotografie e forse quasi non si piange più, o non si sa più il motivo per cui piangere.

questo arresto che aspettavamo, che volevamo e che porta la serbia più vicina all’europa e i balcani più vicini alla verità, è fondamentale, inatteso e giusto.

ma la sensazione di gioia è sbiadita in fretta, come i ricordi. siamo felici, ma non sappiamo perchè. e siamo tristi, ma non sappiamo perchè.

e di nuovo i balcani si cristallizzano. per un po’ vedremo di nuovo le immagini dei massacri, assisteremo alle manifestazioni di chi è pro e di chi è contro, e aspetteremo l’inizio di un processo, chissà quando e chissà con chi, viste le condizioni di questo patetico omino, che ha tenuto il mondo intero in sospeso per qualche briciolo di secondo. briciolo sufficiente a uccidere e lasciare una traccia indelebile di sé nei libri di scuola, ma che non ha sufficiente forza nemmeno ora, per imprimere un ricordo più forte del suo arresto. l’umanità è stata per un briciolo di secondo nelle mani di un folle e adesso non ce lo ricordiamo quasi più. la pelle d’oca dell’orrore si è “abbassata” e noi sappiamo dell’arresto, sappiamo della fine di una storia, dell’inizio di nuove storie, ma non sappiamo più, non sentiamo più, non capiamo più. l’empatia cessa nel momento in cui la polvere si deposita.

 

hanno arrestato mladic, fatima. ma è vero? sì è lui. bene, inshallah.

ma la pensione di una donna sola e anziana a srebrenica è di 300 marchi al mese. e i morti sono morti e gli scomparsi sono scomparsi.

hanno arrestato mladic, fatima, hai visto le foto? sì, ma è come se non fosse lui…. com’è invecchiato…

fatima, sono passati sedici anni, ti ricordi? è normale che sia invecchiato, è anche malato.  siamo tutti invecchiati, fatima. sì,  è vero, ma faccio confusione con le date e con gli anni. è come se non fosse lui, sreco moja.

 

… è come quando fai una vasca di piscina sott’acqua e arrivi alla fine riemergi e respiri a pieni polmoni e non ce la facevi più.

in questi sedici anni siamo stati sott’acqua senza respirare e non ce la facevamo più. ora, con la notizia di mladic arrestato abbiamo respirato e le idee di colpo si sono schiarite e non sentiamo la fatica. siamo emersi e non ci ricordavamo com’era il mondo fuori, siamo emersi e non sappiamo più nemmeno dove siamo. siamo emersi e non ricordiamo la fatica di percorrere tutta la vasca. ma adesso, cosa facciamo?

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commenti
  1. Anna Scà ha detto:

    Un uomo, soggetto alle malattie e al passare del tempo, alla fatica e al deperimento fisico e mentale. Un uomo qualsiasi. Anche un generale spietato come Ratko Mladic è un uomo.
    Un tempo non lo guardavamo come si guarda un uomo, perchè di lui – del boia, del porco – parlavano le sue azioni eclatanti, il suo essere senza umanità, al di fuori di ogni sentimento di compassione per l’umanità altrui. Si può dire che non avessimo niente in comune, la distanza fra lui e noi, gente comune, civili, persone del popolo… era immensa.

    Ora non è più lassù nell’Olimpo dei gerarchi in cui pensava di vivere, cristallizzato nella sua superiorità. Ora è fra noi, come noi, nella nostra finitezza e incompiutezza, nelle difficoltà della vita, nella normalità di un’esperienza umana che non risparmia nessuno, neppure i generali.
    Ci fa quasi tenerezza, ma è giusto così: noi non siamo mai stati lontani dall’umanità e ora lui si presenta nudo e ferito, malato, spento come un uomo qualunque di fronte al passare del tempo e della vita. E parla alla nostra umanità, proviamo noi per lui quella compassione che lui non ha mostrato per nessuno: uomini, donne, bambini.

    E’ giusto così: la nostra umanità non sia messa da parte, la nostra compassione sia sempre pronta a riconoscere l’Uomo prima del ruolo, della funzione, dell’azione compiuta.
    Nella consapevolezza che sarà la Giustizia a compiere il passaggio successivo, a fare il proprio corso e a ricostruire azioni e fatti, ad attribuire le responsabilità.

    Buona giornata Silvija, spero riusciremo a incontrarci presto.
    Anna

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